Ostensorio in lastra di ottone cesellato ricco di simboli

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Questo straordinario ostensorio è realizzato in lastra di ottone cesellato. Questo tipo di lavorazione conferisce all’oggetto un’elevata definizione dei dettagli. Molti simboli sono rappresentati in questa mirabolante opera.
Sulla sua base vi sono rappresentati il pellicano (simbolo del sacrificio di Cristo) e l’Agnello di Dio (simbolo di innocenza e mansuetudine). Sulla sua parte superiore, oltre i due angeli a sostenere la corona, vi sono l’occhio di Dio, il cuore votivo, l’uva e le spighe di grano (simboli eucaristici ovvero pane e vino).

È un oggetto di grande pregio ed eleganza, quasi un’opera d’arte.

Adatto a particole fino a 7 cm di diametro.

È corredabile di  un’elegante valigia per il trasporto.

Altezza 74 cm

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Descrizione

Ostensorio in lastra di ottone cesellato ricco di simboli

L’ostensorio (dal latino ostendĕre, “mostrare”) è utilizzato nella liturgia cattolica per esporre all’adorazione dei fedeli l’ostia consacrata, che, in virtù della transustanziazione, è riconosciuta come il vero Corpo di Cristo. Al termine dell’adorazione eucaristica, il ministro ordinato impartisce abitualmente la benedizione con il Santissimo Sacramento esposto nell’ostensorio.

Generalmente realizzato in oro, argento o altri metalli preziosi, l’ostensorio è composto da tre parti principali: la base, il fusto e la teca (o lunetta), nella quale viene collocata l’ostia in modo visibile.

Origini e sviluppo

L’uso dell’ostensorio si afferma esclusivamente nella Chiesa latina. Si diffonde a partire dalla metà del XIII secolo, in concomitanza con la definizione teologica del dogma della presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. In questo contesto ebbe un ruolo significativo anche il cosiddetto miracolo di Bolsena (1263). Infatti, contribuì alla diffusione di pratiche come l’elevazione dell’ostia durante la Messa, l’istituzione della solennità del Corpus Domini e l’adorazione eucaristica.

Inizialmente si utilizzarono reliquiari, croci o tabernacoli adattati per esporre il Santissimo Sacramento. A partire dalla metà del XV secolo si impose progressivamente una forma cosiddetta “architettonica”, simile a una torretta o a un tempietto gotico, riccamente decorata e dotata al centro di una lunetta per l’ostia. Questa tipologia è ancora oggi in uso nella liturgia ambrosiana.

Dopo il Concilio di Trento (XVI secolo), prevalse nel rito romano la forma “a raggiera”, ispirata ai raggi del sole, simbolo di Cristo luce del mondo. Nei secoli successivi, soprattutto nel XVIII, gli ostensori si arricchirono di elementi decorativi come angeli adoranti, grappoli d’uva e spighe di grano, richiami simbolici all’Eucaristia.

In epoca contemporanea, dalla fine del XX secolo, si sono diffusi modelli più essenziali e stilizzati, nei quali l’apparato decorativo si riduce per lasciare maggiore centralità all’Eucaristia stessa. Spesso la tradizionale raggiera viene sostituita da linee più sobrie, circolari e minimaliste, in un linguaggio formale che privilegia semplicità e chiarezza.

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